martedì 4 maggio 2021

Proposte di MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 16/2015 SU RIFIUTI ED ECONOMIA CIRCOLARE E AL PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI Indicazioni dei Comuni Rifiuti Zero ER e della Rete Rifiuti Zero ER.

MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 16/2015
SU RIFIUTI ED ECONOMIA CIRCOLARE
E AL PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI
Indicazioni dei Comuni Rifiuti Zero ER e della Rete Rifiuti Zero ER

Testo integrale in PDF

Slide presentazione

 

La Regione ha avviato il percorso per il nuovo Piano Regionale per la Gestione dei rifiuti.
Recentemente sono state emanate importanti direttive europee sull'economia circolare, direttive, già recepite a livello italiano, con i decreti legislativi 116 – 118 – 119 – 121 del settembre 2020.
A nostro avviso, essendo mutato il quadro normativo, occorre mettere mano non solo al piano regionale, ma a tutta la normativa regionale di settore ed in particolare alla legge 16/2015, non solo per renderla conforme alla normativa sovraordinata, ma anche per segnare ulteriori passi in avanti sulla base delle esperienze fino a qui maturate.
Riteniamo utile esprimere le nostre proposte sull'impostazione da dare alle modifiche che interessano ambedue i provvedimenti, Legge su Economia Circolare e piano regionale.
Nel frattempo stiamo predisponendo proposte dettagliate e puntuali di modifica alla legge e al piano.

indice:

 1- RIDUZIONE DELL'USO INSOSTENIBILE DELLE RISORSE

2- PROLUNGARE LA VITA DEI BENI

3 – PROMUOVERE LA QUALITÀ DELLE RACCOLTE DIFFERENZIATE

4 – ESCLUDERE LE OPERAZIONI DI SMALTIMENTO IN DISCARICA E DI INCENERIMENTO/TERMOVALORIZZAZIONE PER TUTTO QUANTO PUÒ ESSERE RIUSATO O RICICLATO, SIA PER LE RACCOLTE DIFFERENZIATE CHE PER IL RIFIUTO RESIDUO

5 – CREARE LE CONDIZIONI ECONOMICHE COMPETITIVE PER IL RICICLAGGIO

6 – APPLICARE CORRETTAMENTE LE NORME E RECEPIRE APPIENO L'OBIETTIVO E LE REGOLE SUL RICICLAGGIO

7 – RIPUBBLICIZZAZIONE, SUSSIDIARIETÀ E TRASPARENZA

lunedì 3 maggio 2021

Patto per il Clima e per il Lavoro della Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia-Romagna

La Rete Rifiuti Zero Emili-Romagna ha aderito e contribuito alla stesura del "Patto per il Clima e per il Lavoro della Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia-Romagna".

Vi invitiamo a scaricare nel sito dedicato il documento integrale delle "nostre" controproposte al "patto" adottato dalla Regione Emilia-Romagna.

Il Patto per il Clima e per il Lavoro della Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia-Romagna è un manifesto per aprire e allargare alla società civile la discussione che lega i temi del clima e del lavoro. È stato scritto dalle 76 associazioni della Rete per condividere e diffondere le strategie necessarie alla vera transizione ecologica di cui ha bisogno il nostro territorio per sopravvivere alla crisi climatica.

È un manifesto e un manuale, un saggio per salvare il futuro dei nostri figli e figlie. 


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Inceneritori, stop dall'Europa al finanziamento di nuovi impianti

 Data:

Arriva lo stop dall’Europa all’utilizzo dei fondi strutturali per finanziare nuovi inceneritori e discariche, parte finale del ciclo indifferenziato dei rifiuti

Arriva lo stop dall’Europa all’utilizzo dei fondi strutturali per finanziare nuovi inceneritori e nuove discariche, ovvero la parte finale del ciclo indifferenziato dei rifiuti. La notizia era nell’aria da tempo ma ora c’è l’ufficialità: dopo un ampio confronto sono stati approvati i testi finali sui criteri di impiego del Just Transition Fund (Jtf) e dei nuovi criteri per i fondi regionali del Cohesion Fund. Un risultato epocale, che sarà applicato al periodo 2021-2027 e riguarderà tutti gli Stati membri, con particolare attenzione alle comunità meno sviluppate.

Fino a qualche anno fa - come spiega Enzo Favoino - i Fondi regionali, impiegati per le aree più arretrate e spesso anche per le regioni del Sud Italia, andavano soprattutto ai gradini più bassi della gerarchia dei rifiuti, ovvero discariche e inceneritori, rendendoli irragionevolmente convenienti. Ora invece sul capitolo rifiuti i fondi andranno ai livelli superiori della gerarchia, inclusi non solo riciclo e compostaggio, ma anche azioni intese a riduzione e riuso”.

In pratica la UE ha deciso finalmente di spostare gli incentivi dall’incenerimento e discariche dei rifiuti, fase terminale dello smaltimento, al recupero dei rifiuti, fase iniziale, con il fine di ridurre drasticamente il quantitativo al fine di realizzare l’economia circolare.
Alcune osservazioni importanti estrapolate dal testo approvato il 10 febbraio 2021:

[vedi testo in pdf della risoluzione del Parlamento europeo a questo link: P9_TA(2021)0040 Nuovo piano d'azione per l'economia circolare Risoluzione del Parlamento europeo del 10 febbraio 2021 sul nuovo piano d'azione per l'economia circolare (2020/2077(INI))]


a) considerando che la transizione verso un'economia circolare svolge un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE e nel conseguimento dell'obiettivo dell'Unione per il 2030 in materia di clima e dell'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra al massimo entro il 2050, e richiede una profonda trasformazione delle catene del valore in tutta l'economia;
b) considerando che fino all'80% dell'impatto ambientale dei prodotti è determinato nella fase della progettazione e che solo il 12% dei materiali utilizzati dall'industria dell'UE proviene dal riciclaggio;
c) considerando che si stima che ogni anno nell'UE siano generati 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari e che oltre il 50 % dei rifiuti alimentari provenga dalle famiglie e dai consumatori; che i rifiuti alimentari hanno un considerevole impatto ambientale, pari a circa il 6 % delle emissioni totali di gas a effetto serra dell'UE;
d) considerando che la plastica crea preoccupazioni ambientali se non è gestita correttamente, come la dispersione nell'ambiente, la difficoltà di riutilizzo e riciclaggio, le sostanze che destano preoccupazione, le emissioni di gas a effetto serra e l'uso delle risorse;
e) considerando che, secondo le stime dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA), tra il 1996 e il 2012, la quantità di indumenti acquistati per persona nell'UE è aumentata del 40 %, mentre allo stesso tempo oltre il 30 % di indumenti presenti nei guardaroba in Europa non è stato utilizzato per almeno un anno; che, inoltre, una volta gettati, oltre la metà degli indumenti non viene riciclata, ma finisce nei rifiuti domestici indifferenziati e successivamente inviata agli inceneritori o alle discariche;
f) è necessario dissociare completamente la crescita dall'uso delle risorse; invita la Commissione a proporre obiettivi dell'UE vincolanti, scientificamente fondati, di breve e lungo termine, relativi a una riduzione dell'uso delle materie prime primarie e degli impatti ambientali; chiede che gli obiettivi dell'UE siano stabiliti tramite un approccio a ritroso, onde assicurare che gli obiettivi strategici seguano un percorso credibile verso un'economia neutra in termini di emissioni di carbonio, sostenibile sotto il profilo ambientale, priva di sostanze tossiche e pienamente circolare entro i limiti del pianeta, entro il 2050;
g) invita la Commissione a proporre obiettivi dell'UE vincolanti all'orizzonte 2030, al fine di ridurre in misura significativa l'impronta dei materiali e l'impronta dei consumi dell'UE e portarle, da qui al 2050, entro i limiti del pianeta, utilizzando gli indicatori che dovranno essere adottati entro la fine del 2021 come parte del quadro di monitoraggio aggiornato; invita inoltre la Commissione a basarsi sugli esempi stabiliti dagli Stati membri più ambiziosi, tenendo in debito conto le loro differenze in termini di punti di partenza e di capacità;
h) esorta la Commissione a introdurre entro il 2021 indicatori di circolarità armonizzati, comparabili e uniformi, che comprendano indicatori relativi all'impronta dei materiali e all'impronta dei consumi nonché una serie di sottoindicatori sull'efficienza delle risorse e i servizi ecosistemici; precisa che questi indicatori dovrebbero misurare il consumo di risorse e la produttività di queste ultime, includendo le importazioni e le esportazioni a livello dell'UE, degli Stati membri e dell'industria, nonché essere coerenti con metodologie armonizzate di valutazione del ciclo di vita e di contabilizzazione del capitale naturale; aggiunge che dovrebbero essere applicati in tutte le politiche dell'Unione e a livello degli strumenti finanziari e delle iniziative di regolamentazione;
i) sottolinea la necessità di creare incentivi economici e il giusto contesto normativo per l'innovazione nelle soluzioni, nei materiali e nei modelli di business circolari, eliminando nel contempo le sovvenzioni che creano distorsioni del mercato e quelle dannose per l'ambiente, e chiede di sostenere questo aspetto nella nuova strategia industriale per l'Europa e nella strategia per le PMI; mette in evidenza il ruolo specifico che i 'first mover', le piccole e medie imprese (PMI) e le start-up stanno svolgendo nella transizione verso un'economia circolare; sottolinea che la ricerca sui materiali, i processi, le tecnologie e i prodotti sostenibili, nonché sulla loro espansione industriale, può fornire alle aziende europee un vantaggio competitivo a livello mondiale; sottolinea che sono necessarie politiche rigorose a livello nazionale e dell'UE per sostenere le industrie all'avanguardia nell'economia circolare e i modelli aziendali circolari;
j) sottolinea la necessità di trasformare l'economia lineare basata sulla formula 'prendere-produrre-smaltire' in un'economia realmente circolare, basata sui seguenti principi: riduzione dell'uso dell'energia e delle risorse; mantenimento del valore nell'economia; prevenzione dei rifiuti; progettazione senza rifiuti, priva di sostanze nocive e non inquinante; mantenimento in uso e in circuiti chiusi di prodotti e materiali; protezione della salute umana; promozione dei benefici per i consumatori; rigenerazione dei sistemi naturali; sottolinea che questi obiettivi dovrebbero orientare il nuovo quadro strategico in materia di prodotti sostenibili come anche la strategia per l'economia circolare nel suo complesso, e la strategia industriale; sottolinea altresì la necessità di integrare pienamente il concetto di sistema circolare sostenibile in tutte le attività, ivi compresi politiche, prodotti, processi di produzione e modelli aziendali;
k) invita la Commissione a proporre obiettivi vincolanti in materia di impronta dei materiali e ambientale per l'intero ciclo di vita dei prodotti per ogni categoria di prodotto immessa sul mercato dell'UE, ivi compresi i prodotti semilavorati a più alta intensità di carbonio.

Con questa risoluzione si conclude un'era ed è ora possibile leggere la volontà espressa dalla UE, di imprimere una netta svolta al fine di realizzare quella economia circolare tanto auspicata e frutto spesso di dati falsati, comunicati alla stessa UE, dai paesi membri, al solo fine di attingere ai fondi per lo smaltimento.
L’inversione avviene proprio sul piano finanziario, definendo l’impronta della materia utilizzata, e dirottando i finanziamenti non più allo smaltimento (inceneritore o discarica) ma all’inizio della filiera, sul prodotto stesso.
Ora non resta che osservare come questo atto che riguarda le politiche comunitarie 2021-2027 in materia, viene ad essere applicato, certamente da un punto di vista politico, cessano i ruoli delle discariche e degli inceneritori come strumenti di “tutela ambientale e strutture strategiche”, ma coesistono gli interessi relativi allo smaltimento spesso con legami pubblici tra società per azioni quotate in borsa e Enti pubblici, intermediati da agenzie territoriali. Sarà interessante ora vedere come in tale contesto, regioni vincolate e descritte egregiamente dalla delibera ANAC 626/2017, riguardante in quel caso la Regione Emilia Romagna, potranno districarsi vista anche la qualità dell’aria ormai fuori limite.
Altro aspetto ma non meno rilevante riguarda la importazione di qualsiasi oggetto che non gode di nessuna impronta ambientale e che spesso non rispetta neppure le basilari linee guida sanitarie Europee, diventando rifiuto senza alcuna possibilità di recupero ed alimentando lo smaltimento vecchia maniera, certamente questo in un sistema globalizzato come l’attuale non può essere un aspetto ignorato altrimenti si costruiscono castelli di carta e per paradosso ci troveremmo a regolamentare un mercato produttivo UE importando prodotti senza impronta dai paesi asiatici e che andremmo a smaltire in inceneritori come avviene oggi.

Roberto Monfredini - Medicina democratica - ISDE medici per l’ambiente
 

giovedì 30 aprile 2020

INCENERITORI ED EFFETTO SERRA Il contributo degli inceneritori alla produzione di gas climalterante con effetto serra

INCENERITORI ED EFFETTO SERRA
Il contributo degli inceneritori  alla produzione di gas climalterante con effetto serra

Sintesi
Secondo i dati ISPRA già oggi gli inceneritori emettono CO2 di origine fossile per kWh netta prodotta in misura pari al 220% rispetto alle emissioni del mix energetico nazionale. Mentre le emissioni di quest'ultimo continuano nella loro pronunciata discesa, gli inceneritori non mostrano altrettanta capacità, per cui il gap già elevato è destinato ad ampliarsi. 
Questo dimostra che gli inceneritori non sono assolutamente più una alternativa alle fonti fossili nella produzione di energia, e ancor meno rispetto alle prospettive a medio-lungo termine di emissioni del mix energetico nazionale, ma, anche se la quota di energia prodotta dagli inceneritori è bassa, costituiscono comunque, come tutti gli impianti con emissioni superiori al mix energetico nazionale, una palla al piede rispetto agli obiettivi europei di azzerare le emissioni entro il 2050.
Non appaiono più neanche una valida alternativa rispetto alle discariche dato che con la stabilizzazione obbligatoria del RUR e la captazione del biogas le emissioni di CO2 equivalente derivanti dalla produzione di biogas non sembrano colmare il divario.
Occorre mettere in campo da subito una exit strategy dall'incenerimento che veda la loro chiusura anticipatamente e comunque non oltre la fine degli ammortamenti degli investimenti già eseguiti, e che metta in campo tecnologie e metodologie di gestione dei rifiuti alternative più efficienti, tanto più in considerazione del trend di riduzione dei rifiuti urbani da smaltire.

Relazione
Per dimostrare che l'incenerimento ha una funzione ambientale positiva si è sempre affermato che tale pratica permette una riduzione delle emissioni di gas climalteranti, usando uno o più dei seguenti argomenti:
·     L’energia prodotta da RU è “rinnovabile” (oppure)
·     Pur essendo solo parzialmente rinnovabile, sostituisce fonti fossili (oppure) le emissioni di CO2 di origine fossile derivanti dall'incenerimento per unità di energia prodotta sarebbero inferiori a quelli emesse dalle altre fonti di energia. 
Tralasciando la prima affermazione, palesemente inconsistente ad uno scrutinio scientifico, esaminiamo le altre due. Chi afferma questo normalmente prende a riferimento tre parametri obsoleti. Infatti il confronto viene fatto:
  • con i combustibili fossili e non col mix energetico nazionale di produzione di energia; e/o
  • prendendo in considerazione la produzione di energia lorda e non quella netta; e/o
  • aggiungendo al risparmio di CO2 equivalente anche l'effetto equivalente delle tradizionali emissioni di metano dalle discariche.
Oggi il confronto va fatto non solo rispetto all'attuale mix energetico nazionale per unità netta di energia prodotta, ma soprattutto rispetto alle prospettive a medio-lungo termine di emissioni del mix energetico nazionale.
In effetti, la decarbonizzazione in corso della produzione energetica, processo unidirezionale e con obiettivi dichiarati e condivisi a livello UE, comporta produzioni specifiche di gas climalteranti per kWh prodotto sempre più basse. 
Dalle dichiarazioni ambientali dei gestori degli 8 inceneritori per rifiuti urbani presenti nel 2018 in Emilia Romagna, di cui 4 con sola produzione di energia elettrica e 4 con produzione di energia elettrica e termica, si ottiene un dato medio di CO2 totale emessa di 1.135,6 grammi per kWh lordo prodotto. Se prendiamo questo dato come riferimento le emissioni di CO2 degli inceneritori risultano nettamente superiori anche alle emissioni del carbone (884 grammi/kWh lordo).
Ma la CO2 emessa dagli inceneritori proviene dalla combustione sia di prodotti derivati dal petrolio (fossile) sia dalla combustione di sostanza organica (biogenica) derivante direttamente o indirettamente dalla fotosintesi.
La CO2 di derivazione biogenica viene indicata ad effetto neutro rispetto ai cambiamenti climatici perché restituisce all'atmosfera quella sottratta con la fotosintesi (Sul fatto che l'effetto sia effettivamente neutro sono stati sollevati molti dubbi a nostro avviso fondati). 
Ovviamente se l'atmosfera, come attualmente, ha già una sovrabbondanza di CO2, sarebbe più utile prevedere processi che sequestrino il carbonio senza reimmetterlo in atmosfera per ridurre l'effetto serra, come avviene in parte con la trasformazione della sostanza organica in compost utilizzato come ammendante dei terreni.
La CO2 di derivazione fossile produce un incremento di gas climalterante in atmosfera con aumento dell'effetto serra.
Nella dichiarazione ambientale dei gestori degli inceneritori non viene normalmente specificato quanta della CO2 emessa è di tipo fossile e quanta di tipo biogenica, lasciando intendere che quella biogenetica risulta superiore a quella fossile.
 
ISPRA (ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) certifica (ISPRA – Fattori emissione produzione e consumo elettricità 2019) che nel 2018 gli inceneritori in Italia hanno emesso 554,2 grammi di CO2 fossile per kWh lordo prodotto di energia combinata termica ed elettrica. Applicando questo dato agli inceneritori dell'Emilia Romagna si ottiene che del totale di CO2 emessa il 48,9% è fossile mentre il 51,1% (pari a 581,4 grammi) è biogenica.
Nello stesso anno (2018) le emissioni del mix energetico nazionale (ISPRA – Rapporti 203/2018 "Fattori di emissione di gas ad effetto serra nel settore elettrico nazionale e nei principali paesi Europei") per kWh lordo erano di 281,4 grammi, mentre quelle del comparto termoelettrico per i soli combustibili fossili era di 493,8 grammi.
Questa evidenza, che può apparire paradossale, è in realtà pienamente comprensibile laddove si ponga mente al fatto che gli inceneritori sono impianti poco efficienti rispetto alle centrali elettriche avendo un rendimento lordo, in termini di energia elettrica, attorno al 24%, rispetto al 44,8% delle centrali termoelettriche.
Ma ancor più gli inceneritori sono impianti fortemente energivori. Nei 4 impianti dell'Emilia Romagna con sola produzione di energia elettrica si ha un autoconsumo di energia pari al 22,7%, mentre negli altri 4 con produzione cogenerativa elettrica e termica l'autoconsumo scende al 16,0%. La media di autoconsumo è del 18,3%.
Dai dati ISPRA si apprende che l'autoconsumo per l'intero comparto degli impianti termoelettrici, comprendenti sia quelli con sola produzione elettrica sia quelli con produzione combinata è molto minore e pari al 4,7%.
Se si calcolano le emissioni degli inceneritori di CO2 totale per energia netta prodotta si ottengono 1.389 grammi per kWh netto prodotto, di cui  678 grammi di origine fossile ben oltre il doppio dei 295 del mix energetico nazionale. 
Per l'incenerimento la quota di CO2 biogenetica per kWh netto sale a 711 grammi, emissioni non presenti nel resto del comparto termoelettrico, a parte le centrali a biomasse.



Se il rifiuto residuo viene collocato in discarica senza alcun pretrattamento, dalla sostanza organica biogenica si producono nell'arco di 40 anni sostanze gassose (biogas). Tolta una piccola percentuale di altri gas, circa la metà del carbonio biogenico si trasforma in CO2 biogenica e l'altra metà in metano (CH4). Il metano è un gas con potere climalterante 34 volte superiore rispetto alla CO2, anche se meno persistente in atmosfera perché tende a degradarsi col tempo.
Senza alcun intervento le emissioni climalteranti delle discariche risulterebbero nettamente superiori alla CO2 fossile derivante dall'incenerimento. 
Oggi però le condizioni sono profondamente mutate, non solo perché circa l'80% del biogas viene captato per alimentare generatori elettrici o, in misura minore, eliminato in torcia, trasformando il metano in CO2 di origine biogenica e quindi considerato neutro sotto l'aspetto climalterante, ma soprattutto perché da alcuni anni è stato finalmente recepita la direttiva discariche 99/31 che impone: 

  1. la riduzione progressiva del rifiuto biodegradabile in discarica 
  2. il pretrattamento del rifiuto, che comporta, per il materiale non incenerito, la stabilizzazione della frazione organica prima dello smaltimento.
Per queste ragioni la produzione di biogas dai nuovi rifiuti smaltiti risulta fortemente ridotta, in modo tale, a nostro avviso,  da non poter colmare il divario esistente fra emissioni degli inceneritori ed emissioni del mix energetico nazionale.
Da un'analisi di 195 campioni di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) condotta da ARPAE (Nostra elaborazione su documentazione ARPAE) dell'Emilia Romagna tra il 2015 e il 2017 risulta una presenza di rifiuti di origine fossile (plastiche varie, quota parte di tessili, di prodotti assorbenti per l'igiene e altre frazioni minori) pari al 23,8% su 276 kg pro-capite di RUR in caso di raccolta prevalentemente stradale, e una quota del 31% su 128 kg pro-capite in caso di una raccolta prevalentemente porta a porta con una media del 25,1% su 227 kg di RUR (La componente fossile risulta mediamente pari al 35% dei solidi volatili.)

Questi dati indicano che più aumenta la raccolta differenziata e diminuisce il RUR pro-capite prodotto, più in esso si concentrano le plastiche. I dati di presenza di plastiche emersi in Emilia Romagna sono superiori a quanto normalmente indica la media nazionale e a quanto indicano i gestori (14-19%) per correlarlo alle proprie emissioni di CO2 fossile.

Si ritiene pertanto che, più progredisce la raccolta differenziata, maggiori siano i quantitativi di emissione di CO2 di origine fossile (dunque non neutra dal punto di vista climalterante) per kg di RUR incenerito e per kWh prodotto, mentre con il trattamento di biostabilizzazione il carbonio di origine fossile rimane “sequestrato” in discarica, e non immesso in atmosfera. È possibile che già oggi il dato di materiale di origine fossile sia sottostimato, ma soprattutto la prospettiva è di una sempre maggiore incidenza della CO2 fossile sul totale della CO2 emessa dagli inceneritori per unità di rifiuti trattato.
Ma anche prendendo come riferimento i dati nazionali appare evidente l'insostenibilità ambientale dell'uso degli inceneritori come strumenti di produzione energetica. Gli inceneritori appaiono impianti energetici sempre più obsoleti, inefficienti, a basso rendimento ed energivori e con scarsissima suscettibilità di miglioramento. 
L'obiettivo dell'Unione Europea è di azzerare le emissioni di CO2 fossile entro il 2050. Il trend di emissioni del mix energetico italiano è in forte e costante decrescita. Nel 1990 (ISPRA – Rapporti 317/2020 "Fattori di emissione di gas ad effetto serra nel settore elettrico nazionale e nei principali paesi Europei") era di 576,9 grammi/kWh lordo. Nel 2018, dopo 28 anni era quasi dimezzato a 281,4 grammi. La linea di tendenza di questo trend porta all'azzeramento prima della data dell'obiettivo.
Per poter centrare l'obiettivo occorre programmare l'abbandono non solo delle fonti e degli impianti che producono emissioni oltre il mix energetico attuale, ma rivolgersi a fonti ed impianti che assicurino di rimanere sempre sotto il trend di decrescita delle emissioni, avendo come riferimento, come indica la UE, non la situazione attuale, ma l'obiettivo di emissioni dell'anno di fine ammortamento dell'impianto. 
Poiché normalmente il tempo di ammortamento degli impianti è calcolato in 20 anni, un qualsiasi impianto che entra in funzione oggi, nel 2020 deve garantire emissioni di CO2 fossile non superiori a quelle previste nel 2040, quindi sotto i 100 grammi per kWh prodotta.
Confrontando il trend di calo di emissioni di CO2 fossile del mix energetico nazionale dal 2010 al 2018, pari a meno 26%, con quello minore degli inceneritori pari a meno 16%, si constata che il divario aumenta. 
Il calo degli inceneritori è dovuto soprattutto al passaggio da sola produzione elettrica a produzione combinata di elettricità e calore, per cui i margini di miglioramento tendono ad esaurirsi, come dimostra la curva che tende ad appiattirsi negli ultimi anni.



Gli inceneritori già oggi non solo producono emissioni maggiori di oltre il 100% rispetto all'energia netta prodotta, ma danno anche la garanzia di peggiorare la situazione rispetto al trend, una vera palla al piede alla lotta ai cambiamenti climatici.
Occorre quindi mettere in campo da subito una exit strategy dall'incenerimento che veda la loro chiusura anticipatamente e comunque non oltre la fine degli ammortamenti degli investimenti già eseguiti, e che metta in campo tecnologie e metodologie di gestione dei rifiuti alternative più efficienti, tanto più in considerazione del trend di riduzione dei rifiuti urbani da smaltire.

Conclusioni
Il contributo dell'incenerimento dei rifiuti nella produzione nazionale di energia, sebbene assai limitato, è stato finora indicato come una alternativa alla produzione tradizionale di energia che permette una riduzione delle emissioni di gas climalterante.
Oggi, viceversa, grazie al dimezzamento delle emissioni del mix energetico nazionale, l'incenerimento dei rifiuti contribuisce, assieme ai combustibili fossili, al peggioramento dell'effetto serra, allontanando l'obiettivo europeo di azzerare le emissioni al 2050, obiettivo che potrà essere raggiunto solo se verranno eliminate nei tempi richiesti tutte le fonti maggiormante emissive sostituendole con fonti non emissive.
D'altra parte il recupero energetico finora è stato l'argomento principale che ha collocato l'incenerimento su un gradino superiore rispetto alla discarica. Con quanto esposto questo argomento sembra ormai venuto meno.
Anche la combustione del rifiuto come alternativa al collocamento in discarica per eliminare la dispersione di metano (quale gas fortemente climalterante) che si origina in discarica dai rifiuti organici sottoposti ad ambiente anaerobico, appare superata con le nuove pratiche definitivamente introdotte di biostabilizzazione e di captazione del biogas a fini energetici.
In un contesto ormai profondamente modificato anche rispetto a pochi anni addietro, gli assunti del passato vanno rimessi in discussione e rivisti sulla base delle nuove condizioni per verificare se quel gradino di differenza fra incenerimento e discarica esista ancora o sia venuto meno come i dati esposti indicano.
Ma il tutto va rivisto in base all'evoluzione della produzione e gestione dei rifiuti, del calo sempre più marcato del residuo da smaltire e della sua composizione, alla continua evoluzione delle tecnologie che oggi permettono sia di ampliare e riciclare la gamma delle frazioni differenziate raccolte, ma anche di trattare diversamente il rifiuto residuo e gli scarti delle raccolte differenziate, per cui l'alternativa non è più fra discarica e inceneritore, ma fra questi strumenti e altri stumenti emersi o che stanno emergendo.

In tutti i casi la verifica delle emissioni climalteranti degli inceneritori  che abbiamo riportato in confronto con l'insieme dei risultati delle altre fonte energetiche, ma soprattutto rispetto alle prospettive a medio-lungo termine di emissioni del mix energetico nazionale, ci dicono che l'incenerimento dei rifiuti uno strumento ormai superato e diventato dannoso, che  non può più avere un alcun futuro ma solo essere oggetto di una exit strategy assieme all'approfondimento delle  alternative (vedi nota a fondo pagina) già in essere che possono sostituirlo.

Comitato Scientifico Rete Rifiuti Zero E.R



Nota: le alternative che verranno descritte in altre schede, si possono così sintetizzare: interventi a monte del trattamento attraverso il potenziamento delle azioni di riduzione dei rifiuti, il prolungamento della vita utile dei beni, l'ampliamento delle frazioni differenziate raccolte e il loro riciclaggio, l'applicazione dei più performanti sistemi di raccolta sia sotto l'aspetto quantitativo che sotto quello qualitativo per rendere minimo sia il RUR che gli scarti delle frazioni differenziate. Interventi sul trattamento con la selezione del RUR ai fini dell'ulteriore intercettazione di materiali riciclabile e la biostabilizzazione delle frazioni organiche fino a bassi indici respirometrici, con utilizzo alternativo del biostabilizzato. Interventi sulla produzione dei beni sulla base dell'analisi del rifiuto residuo per eliminare qualsiasi prodotto non riusabile o non riciclabile.

sabato 28 marzo 2020

Lettera aperta ai leader globali: un pianeta sano per persone sane
Call to Action dal Planetary Emergency Partnership *: Emergere dall'Emergenza Planetaria e collaborare tra umanità e natura.

È giunto il momento di incanalare le nostre paure, costruire la speranza e guidare l'azione per rispondere alla crisi della salute umana, dell'economia, del clima e della biodiversità con soluzioni che costruiscano società resilienti a lungo termine.

Il mondo è sprofondato in una crisi straordinaria. Condividiamo una profonda preoccupazione per il costo umano che il virus ha già provocato ed esprimiamo un profondo senso di solidarietà con le comunità più vulnerabili, mentre la pandemia continua a diffondersi in tutto il mondo. 
La minaccia richiede risposte rapide e forti e noi sosteniamo pienamente le misure di emergenza necessarie per salvare il maggior numero possibile di vite umane e affrontare gli impatti devastanti sui mezzi di sostentamento e sulla sicurezza delle persone. Questa crisi sta anche dimostrando quanto dipendiamo l'uno dall'altro, come una sola umanità che vive su un unico pianeta, per i nostri sistemi sanitari, così come per i nostri sistemi alimentari e le nostre catene di approvvigionamento.

È importante riconoscere che il pianeta sta affrontando una crisi più profonda e a lungo termine, radicata in una serie di sfide globali interconnesse.
Le malattie infettive emergenti come l'Ebola, l'influenza aviaria, la SARS e ora il coronavirus (COVID-19) causano morti su larga scala, malattie e danni economici, perturbando le reti commerciali e di trasporto.
Circa il 70% di queste malattie ha origine negli animali (soprattutto nella fauna selvatica).
La loro comparsa deriva da attività umane come la deforestazione, l'espansione delle terre coltivate e l'aumento della caccia e del commercio di animali selvatici, attività che possono anche contribuire alla perdita di biodiversità.
Molti agenti patogeni rimangono da scoprire, quindi le malattie di cui siamo a conoscenza sono solo la punta dell'iceberg. Come Covid-19, il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il collasso finanziario non osservano i confini nazionali o addirittura fisici.
Questi problemi possono essere gestiti solo attraverso un'azione collettiva che inizia molto prima che diventino crisi a pieno regime e devono essere affrontati non come singole minacce, ma come una potenziale serie di shock.

Covid-19 ci ha dimostrato che è possibile una trasformazione immediata. Un mondo diverso, un'economia diversa sta improvvisamente nascendo. Questa è un'opportunità senza precedenti per allontanarsi dalla crescita illimitata a tutti i costi e dalla vecchia economia dei combustibili fossili, e realizzare un equilibrio duraturo tra le persone, la prosperità e i nostri confini planetari.

Il modo in cui i leader decidono di stimolare l'economia in risposta alla crisi della corona amplificherà le minacce globali o le attenuerà, quindi devono scegliere con saggezza. Il rischio è quello di prendere decisioni miopi che aumentano le emissioni e continuano a distruggere la natura a lungo termine. D'altra parte, c'è l'opportunità di sostenere soluzioni che non solo ricostruiscano la vita e stimolino l'attività economica nell'immediata scia della crisi, ma accelerino anche la transizione verso economie resilienti, a basse emissioni di carbonio e società ricche di natura.

Sappiamo quali sono le soluzioni: investire nelle energie rinnovabili invece che nei combustibili fossili; investire nella natura e nella riforestazione; investire nei sistemi alimentari sostenibili e nell'agricoltura rigenerativa; passare a un'economia più locale, circolare e a basse emissioni di carbonio. Queste azioni positive possono anche essere una fonte di speranza e di ottimismo collettivo per la rigenerazione della vita in questi tempi incerti.

Chiediamo ai leader di avere il coraggio, la saggezza e la lungimiranza di cogliere l'opportunità di rendere i loro piani di ripresa economica veramente trasformativi investendo nelle persone, nella natura e nello sviluppo a basse emissioni di carbonio. Così facendo, essi contribuiranno a garantire un percorso verso l'azzeramento netto delle emissioni entro il 2050, a migliorare la salute globale, a ricostruire il nostro rapporto con la natura, a ripensare il modo in cui usiamo la nostra terra e a trasformare i nostri sistemi alimentari. I programmi di recupero non dovrebbero essere concepiti come biglietti gratuiti, ma piuttosto includere alcuni forti incentivi economici e condizioni che consentano alle aziende e alle industrie di passare a un modello di business circolare a basse emissioni di carbonio e di investire nella natura e nelle persone. Ora è il momento di eliminare gradualmente i combustibili fossili.

È altrettanto importante che il clima e la biodiversità rimangano in cima all'agenda nel 2020 e oltre, e che i leader sfruttino ogni opportunità per mantenere lo slancio su questi fronti. Occorre fare ogni sforzo per garantire che gli sforzi globali nell'ambito delle Nazioni Unite (Vertice sulla Natura dell'Assemblea generale dell'ONU, Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Convenzione ONU sulla diversità biologica) continuino a progredire. Dobbiamo ricordare che i Paesi sono più forti nel lavorare insieme e la cooperazione internazionale è la migliore opzione per risolvere le future minacce esistenziali.

Questo è il momento in cui tutti noi dobbiamo raccogliere la sfida di una leadership collaborativa e lavorare insieme per trovare le vie per uscire da questa emergenza con una ripresa economica globale. Le persone e la natura devono essere al centro di questa profonda trasformazione per la ridistribuzione, la rigenerazione e il ripristino. La prosperità per le persone e per il pianeta è possibile solo se prendiamo decisioni coraggiose oggi, in modo che le generazioni future possano sopravvivere e prosperare in un mondo migliore.
Il Piano di emergenza planetaria è un nuovo contributo al dibattito sull'emergenza, che riconosce l'inestricabile interconnessione delle tre sfide sopra menzionate e fornisce un nuovo approccio all'azione politica convenzionale a breve termine. Concretamente, combina l'attenzione alla protezione e al ripristino dei nostri Beni comuni globali con l'attuazione di una serie di trasformazioni economiche e sociali, per garantire la salute e il benessere a lungo termine delle persone e del pianeta. La proposta di Piano e Dichiarazione è stata lanciata con il WWF alla presenza di alcuni capi di Stato e di governo e ha ricevuto il sostegno di Austria, Bhutan, Repubblica Centrafricana, Costa Rica, Fiji, Monaco, Norvegia, Seychelles, Regno Unito, nonché del Primo Vicepresidente della Commissione Europea per l'European Green Deal, Frans Timmermans. La Planetary Emergency Partnership è una piattaforma globale di oltre 140 leader provenienti da governi, ONU, organizzazioni internazionali, imprese, società civile, movimenti giovanili, istituzioni scientifiche e accademiche. 
Il loro obiettivo comune è quello di assicurare il riconoscimento e la concomitante azione sull'emergenza planetaria - la convergenza delle disuguaglianze sociali globali, la crisi climatica e la vasta perdita di biodiversità. La piattaforma è nata da un piccolo gruppo di partner convocati dal Club di Roma per sviluppare il Piano di Emergenza Planetaria, e per promuovere il messaggio del Club sulla "Emergenza dall'emergenza", l'idea che la nostra situazione attuale sia al tempo stesso un urgente richiamo all'azione e un'opportunità di trasformazione senza precedenti. L'accesso politico di alto livello della piattaforma e gli sforzi dal basso verso l'alto, a livello locale, sostengono l'obiettivo finale di alto livello di una Dichiarazione e di un Piano di Emergenza Planetaria da adottare da parte dei leader globali entro la fine del 2020, ora che la connessione tra natura, cambiamento climatico e salute delle persone è ancora più significativa.
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Chiamata all'azione da parte del partenariato per le emergenze planetarie
 

mercoledì 5 febbraio 2020

PREMIO 2019 "SOTTO il MURO dei 100 KG" Comuni Emilia-Romagna Verso Rifiuti Zero

https://rifiutizeroer.blogspot.com/p/premio-2019-comuni-er-sottomuro-100-kg.html

COMUNI ER RIFIUTI ZERO
PREMIO 2019 SOTTOMURO 100 KG
SOLIERA 22/02/2020

SLIDESHOW PREMIO 2019

Verso rifiuti zero: la sfida ad Hera e Regione

SLIDESHOW REPORT GRADUATORIA

PROGRAMMA

VISUALIZZA E SCARICA (PDF) IL REPORT "GRADUATORIA 2019"
Comuni Emilia-Romagna Sotto i 100 Kg"

SLIDE RIFIUTI ZERO ER SOTTO MURO 100KG SOLIERA 22-02-2020

SLIDE AIMAG SOTTO MURO 100KG SOLIERA 22-02-2020

SLIDE ALEA SOTTO MURO 100KG SOLIERA 22-02-2020

SLIDE COMUNE SOLIERA SOTTO MURO 100KG 22-02-2020