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PREMIO 2016 SOTTO IL MURO DEI 100 KG: COMUNI VERSO RIFIUTI ZERO

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venerdì 6 novembre 2015

RACCOLTA DIFFERENZIATA: INFORMAZIONE PUBBLICA STRUMENTALE

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Dopo l'approvazione della Legge Regionale 16/2016 sulla diminuzione dei rifiuti le multiutily della gestione integrata dei rifiuti stanno facendo divulgare ai quotidiani nazionali e ai TG, sia nazionali che regionali, allarmismi e false informazioni - ultimo esempio in ordine di tempo il TG3 Emilia Romagna del 5 Novimenre 2015 alle ore 19:30.

Era già sucecsso il 23 ottobre scorso quando La Repubblica pubblicò un articolo a piena pagina con dichiarazioni e dati statistici del tutto infondati. Lo stesso giorno, il TG2 delle ore 20,30 (dal minuto 23,15) mandò in onda un servizio televisivo fototocopia dell'articolo.

La Rete del Movimento Nazionale Legge Rifiuti Zero si attivò da subito per reperire le fonti dei dati che venivano citate nell'articolo e si inviò anche una richiesta specifica a Nomisma Energia per sapere come avevano fatto a calcolare i costi della Racolta Differenziata.

La risposta di Nomina Energia fu di questo tenore:
«Noi aggiorniamo solo uno studio fatto nel 2012. La figura in oggetto è qua sotto. Grazie a presto Dt Davide Tabarelli  Presidente NE Nomisma Energia s.r.l.»
Dalla analisi dei dati forniti da Nomisma Energia, dall'inizio crisi economica globale, dall'anno 2008 la Racc Diff è al 30%; al 2015 è al 47% con una crescita quantitativa del 17% e un costo medio del servizio di circa 38 €/Ab/anno.
La crescita del costo del servizio (18€) si è attesta a circa 1 €/%
Nello stesso lasso di tempo (8 anni) la Racc Indifferenziata è passata dal 70% del 2008 al 58% del 2015 registrando un calo del 17% con un costo del servizio rimasto praticamente invariato (media 61,75%) rispetto a 8 anni prima.
In pratica il costo del servizio per la gestione della Racc Indifferenziata non ha subito fluttuazioni ne in crescita ne in diminuzione.
Ciò dimostra che il maggior peso in termini economici è imputabile alla Racc Indifferenziata e non certo alla Racc Diff che ha prodotto migliori risultati in termini di recupero e riciclo di materiali (quindi meno materia da smaltire in discariche e inceneritori).
Nello stesso periodo i costi di gestione del servizio sono cresciuti di circa 2 €/ab/anno; comples-sivamente di 11€/Ab/anno con un incremento medio di 1,38€/Ab/anno.

L’articolo pubblicato da La Reppblica e i servizi televisivi citano una serie di studi che, sulla base di vecchi sistemi di calcolo, cercano di dimostrare l’anti-economicità della raccolta differenziata oltre una certa soglia (70%).

Studi e calcoli che si basano ancora sul vetusto e totalmente anacronistico parametro degli Euro/tonnellata, quando invece, studi più moderni ed aggiornati usano ormai non più la tonnellata ma l’abitante (e ovunque l’abitante equivalente), come è ragionevole che sia, visto che il servizio di igiene urbana lo paga il cittadino-contribuente.

Continuare a sostenere le tesi a proprio vantaggio dividendo gli euro con le tonnellate (e ancor di più l'artifizio strumentale di comparare i costi odierni con quelli di 10 anni fa), premia i sistemi più dissipativi, ossia quelli in cui si producono più tonnellate, con un effetto distorsivo matematico. 

La migliore risposta a questo approccio politico-strumentale è ancora oggi la ricerca ufficiale della regione Lombardia, 2010, (base statistica: 11 Milioni di persone, 1545 Comuni) “Valutazione  statistico-economica dei modelli di gestione rifiuti in Regione Lombardia” nel quale si evidenzia in modo inconfutabile che all’aumento della percentuale di raccolta differenziata diminuiscono progressivamente i costi del sistema di gestione dei rifiuti.

Un confronto con alcuni capoluoghi in Emilia-Romagna dove Parma è completamente a porta a porta, ha bollette tra le più basse, RD quasi al 70% e drastica riduzione del rifiuto pro-capite a smaltimento. 

In sostanza, questa campagna mediatica vuole convivere la gente comune, il cittadino, ma non il coittadino-utente ma quello contribuente che gestire i rifiuti oggi costa di più di ieri a causa di nuovi obblighi delle Direttive europee (pretrattamento, estensione della responsabilità finanziaria a 30 anni, limite delle emissioni degli inceneritori a 0,1 ng-TEQ anziché a 10 ng-TEQ di diossine e furani ect).

Ma a fronte di tutto questo non si fa nessun riferimento ed anzi si trasmette il messaggio che "siccome negli ultimi 10 anni, è aumentata la Raccolta Differenziata, allora l'aumento di costo è imputabile alla stessa Raccolta Differenziata”.

Un sillogismo ridicolo, come se si dicesse: "HERA è stata costituita negli ultimi anni, e siccome negli stessi anni c'è stata la crisi economica globale, allora HERA è responsabile della crisi economica globale".

Il grafico seguente, fa vedere l'aumento dei costi dei servizi di igiene urbana in Italia (dunque anche per HERA) corrispondente a circa il 60% e nello stesso periodo di tempo, l'andamento a CONTARINA (8% di aumento, inferiore all'aumento del tasso ISTAT). Con ogni evidenza, tanta raccolta differenziata CONTIENE L'AUMENTO, anche se alla lobby degli inceneritori conviene far dire al presitgioso quotidiano nazionale che "l'aumento è colpa della Raccolta Differenziata".

L'analisi dei costi €/Abitante fra i Comuni dell'Emilia-Romagna con risultati di Raccolta Dirrenziata sotto e sopra la soglia del 70% (analisi elaborata sui dati ARPA escludendo i Comuni capoluogo e quelli della costa adriatica in quanto condizionati da una percentuale troppo elevata di abitanti temporanei- turisti e lavoratori pendolari) dimostra che in tutti i 340 Comuni analizzati il costo è di 158,4 €/Ab sotto soglia 70% e 134,7 €/Ab sopra soglia 70% con una differenza di 23,7 €/Ab, quindi un 15% inferiore rispetto ai Comuni meno virtuosi.


La Rete del Movimento Nazionale Legge Rifiuti Zero ha redatto un documento di controdeduzioni in risposta a questa questa campagna meditica strumentale.

Riteniamo che i mezzi di comunicazione pubblica debbano offrire al più presto un servizio di replica ed anche un confronto con questi detrattori delle politiche virtuose sulla gestione dei rifiuti che non possono più essere considerati "roba da buttare e di cui disfarci" ma vere e proprie miniere di materiali da recuperare in modo selettivo, riciclicare e destinare alla riproduzione di beni di consumo.



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